
Tra il Logudoro e la Nurra, nel nord-ovest della Sardegna, nasce Binza ’e su Re, un progetto che affonda le sue radici nel territorio di Usini, storicamente legato alla viticoltura e conosciuto come il “Paese del Cagnulari”. Un luogo in cui la vite è parte integrante della cultura locale, da secoli. Il nome, che in sardo significa “la vigna del Re”, è insieme un riferimento alla località di famiglia e un omaggio a Giovanni “Billia” Cherchi, figura centrale nella rinascita del Cagnulari e nella diffusione dei vini di Usini. È proprio da questa eredità che nasce il progetto di Francesco Manca e Annalisa Cherchi, con l’obiettivo di proseguire un percorso già tracciato, introducendo al tempo stesso una visione più attuale.
La cantina è il luogo in cui il lavoro svolto in vigna prende forma e si traduce in vino. Qui le uve, raccolte nei vigneti aziendali, vengono accolte e trasformate con un approccio attento e misurato: dalla diraspa-pigiatura si ottengono mosti che iniziano un percorso di fermentazione lento e controllato, ospitati in serbatoi di acciaio inox. La gestione delle temperature, affidata a un moderno impianto di refrigerazione, consente di accompagnare ogni fase con precisione, preservando integrità, aromi e struttura. È un lavoro che non forza, ma segue e sostiene l’evoluzione naturale del vino, con l’obiettivo di arrivare a espressioni pulite, coerenti e riconoscibili. Alla base c’è una filosofia chiara: unire il rigore della tradizione alle possibilità offerte dalla tecnologia, senza mai perdere il legame con il territorio. Ogni scelta, dalla vinificazione all’affinamento, è orientata a mantenere identità e carattere, evitando interventi inutili. L’intera produzione è seguita direttamente da Francesco Manca, che cura ogni dettaglio con continuità e visione.
Il terroir di Usini è il risultato di una lunga stratificazione storica e culturale: dalle prime testimonianze neolitiche fino alle influenze romane e alle regolamentazioni medievali della viticoltura. Oggi, tra colline, suoli calcarei e clima mediterraneo, la vite continua a essere il centro dell’economia locale, mantenendo viva una tradizione che si rinnova nel tempo.
